Inserito da: giaele | 21 Marzo 2009

Meritocrazia o ipocrisia?

Molto interessante e condivisibile la riflessione di un blogger-vicino-di-casa-virtuale (insegnante pure lui) sulla scuola. Ecco il link al suo articolo: http://scorfano.wordpress.com/2009/03/21/il-6-politico/

Nella scuola italiana (così come in ogni ambito della società) CI VORREBBE meritocrazia. Anzi: giustizia. Senza dubbio. Sia per i docenti sia per gli allievi. Cosa facile a dirsi ma difficile a farsi. 

giustizia

Bisognerebbe prima di tutto scardinare la mentalità italiota dei “furbetti del quartierino”, del “chi te lo fa fare?”, del “se tu ti impegni è perché sei un perdente che non ha niente di meglio da fare”, del “se tu ti dai da fare è perché vuoi metterti in mostra”, del “promuoviamoli tutti, tanto a che serve fermarli?”, del “poverini!!!”, del “ma quello è intoccabile perché è figlio/amico/amante/parente di”, del “rassegniamoci, per amor di quieto vivere”, ecc. ecc…

Bisognerebbe essere profondamente onesti, prima di tutto con se stessi. E non bisognerebbe mai perdere lo spirito critico, senza il quale la società verrebbe sempre più ad assomigliare a quella descritta da Ray Bradbury in Fahrenheit 451, in cui la coscienza è ridotta in cenere, così come i libri…

Allora sì che si potrebbe iniziare a parlare seriamente di meritocrazia e di giustizia. Una meritocrazia che non sia basata SOLO sul numero di risposte giuste date in un (“oggettivo”? aleatorio!) quiz a crocette. Una giustizia che non sia giustizialismo, certo; una giustizia che tenga conto anche degli aspetti umani, senza però cadere nel qualunquismo e nel buonismo ponziopilatesco…

Sarà possibile tutto ciò, dato che siamo in Italia e non nel leibniziano “migliore dei mondi possibili” (o soltanto, semplicemente, in Finlandia ;-) )? Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto, però, chiediamoci questo: siamo proprio sicuri che i metodi “meritocratici” che ultimamente ci vengono suggeriti dalle alte sfere siano quelli giusti?


Risposte

  1. Per capire quanto è complesso oggi esercitare la professione del docente e, in generale, dell’educatore, non perdetevi il film francese La classe. In lingua originale il titolo è molto più efficace: Entre les murs, che allude non soltanto alle mura dell’aula scolastica (dentro cui è stato girato quasi tutto il film), ma anche alle mura dell’incomunicabilità che si ergono tra le persone. Alla realtà delineata magistralmente da questo film calza a pennello la massima di Wittgenstein Le parole sono come pellicola su acqua profonda; il significato è spesso lost in translation (tanto per citare un’altra famosa pellicola)… Ecco allora che nel titolo si può percepire l’eco di quanto scrisse Clemente Rebora in una delle sue migliori poesie: fra quattro mura / stupefatte di spazio / più che un deserto / non aspetto nessuno (http://giaele.wordpress.com/2009/01/20/forse-gia-viene-il-suo-bisbiglio/ ).
    Tuttavia, proprio come nel testo di Rebora, anche nel film c’è spazio per una speranza, che fa capolino nella sorprendente iniziativa di un’allieva “sgallettata” che si legge autonomamente La Repubblica di Platone e inizia a capire il valore del porsi domande per sbriciolare le mura e trovare se stessi.

  2. da scardinare anche il garantismo a tutti i costi che appiattisce e livella oltre il basso, diciamo anche sottoterra… ed il basso – si sa – si allontana dall’eccellenza perchè gli eccellenti – si sa anche questo – vanno avanti con le loro gambe. ma il diritto allo studio vale anche per loro. o no? e quelli del “talento timido”?
    quel che mi dà fastidio nella parola meritocrazia è in fondo l’etimo e se proprio dobbiamo far largo al potere allora largo all’aristocrazia…

  3. Concordo pienamente, cara Gianna. Fra l’altro anche a me il termine meritocrazia non piace; ecco perché preferisco parlare di giustizia.


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