Inserito da: giaele | 20 Giugno 2009

Enigmistica scolastica

Giovedì scorso, agli esami di terza media (oooops! ora bisogna dire “esame conclusivo del primo ciclo d’istruzione” ;-) ), i quattordicenni d’Italia sono stati sottoposti in massa alla prova nazionale INVALSI (Istituto Nazionale per la VALutazione del Sistema educativo d’Istruzione e formazione).

Io sono favorevole a una prova nazionale, ma francamente sono contraria a svolgere tale esame sotto forma di quiz, in cui spesso la fortuna può farla da padrone. Ma è così difficile rendersi conto che 40 domande a risposta multipla non sono e non possono essere un criterio valido per giudicare la preparazione di qualcuno? Trasformare la scuola in una specie di “Chi vuol esser milionario?” non è un modo adeguato per testare le competenze dei ragazzi.

Per esempio, può capitare che alunni bravi, in preda all’ansia da prestazione, commettano errori stupidi nella comprensione del testo, tratti in inganno dalla banalità di certe domande, nelle quali cercano dietrologie inesistenti; o che alunni scarsi azzecchino al 90% (per caso!) le risposte giuste! Per non parlare di quegli alunni svegli ma fannulloni che, rizzando le antenne, ottengono ottimi risultati nella “oggettiva” prova INVALSI, mentre nel resto delle prove tradizionali (composizione scritta di italiano, prova scritta di lingue straniere, prova scritta di matematica, scienze e tecnologia, colloquio orale) dimostrano “realisticamente” la loro ignoranza. Che cosa dovremmo dedurre? Che noi non li sappiamo giudicare correttamente mentre le prove INVALSI sì?!

La cosa che mi infastidisce maggiormente è che le rilevazioni statistiche INVALSI non tengano conto dell’utenza delle scuole, ma facciano di tutte le erbe un fascio (crocettare sullo statino se un alunno è o meno straniero è soltanto una formalità…). Per esempio, se un insegnante lavora in una classe composta per metà di extracomunitari e per l’altra metà di ragazzi “sgarruppati” (salvo poche eccezioni), i risultati cosiddetti “oggettivi” non potranno essere brillanti… Ma magari in tale classe è stato fatto un lavoro serio e durissimo e, rispetto al punto di partenza, i miglioramenti sono considerevoli… Tuttavia, se le percentuali di correttezza nelle risposte al super-quizzone INVALSI risulteranno piuttosto basse, nessuno si compiacerà con il povero docente che è riuscito a cavar sangue dalle rape, bensì giudicherà poco efficace la sua didattica, bollando come incapace lui (o, meglio, la sua povera scuola).

Quindi io ritengo vana la pretesa di “oggettività” che tali quiz a crocette si prefiggono come obiettivo. Penso che l’inghippo sia proprio lessicale. E, com’è noto, in certi casi la forma è anche sostanza. Ciò che va ricercato e promosso nel sistema scolastico non è una valutazione “oggettiva“, ma una valutazione REALISTICA.

Il controllo ci vuole eccome, ma non con questi fittizi trucchetti docimologici; piuttosto, ci vuole controllo a monte: bisogna accertarsi che gli insegnanti svolgano con onestà, rigore, passione e competenza il proprio lavoro. Il che implica, ovviamente, che sia loro consentito di non perdere entusiasmo durante la loro carriera…

Inoltre è necessario osservare una scuola all’interno del contesto socio-culturale del territorio in cui sorge. Per essere davvero realistica, la valutazione deve tenere conto dell’apprendimento come processo e non soltanto come prodotto. L’acquisizione di nozioni non può essere fine a se stessa, ma deve essere funzionale alla costruzione della coscienza culturale e civile dei cittadini di domani.

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