Non tutti gli erranti sono perduti…
Questa frase tolkieniana l’avevo sentita usare per la prima volta in senso lato da un ricercatore italiano incontrato fugacemente a Edimburgo durante il mio soggiorno di studio/lavoro, dieci anni fa: lui parlava di sé come di un ramingo, che - rifiutato dalla notoriamente ostile e baronale università italiana – si ritrovava a girare il mondo (Scozia, Massachusetts, Inghilterra, California…), conoscendo molte persone ma perdendone altrettante… Tuttavia, lo consolava la speranza che, quando le persone o i luoghi sono veramente significativi, nella vita si presenta ancora la possibilità di ritrovarli, se lo si vuole. Per questo, not all those who wander are lost.
C’è Tolkien in questa frase, certo… Ma c’è anche Ulisse. C’è la filosofia del “nòstos”, del viaggio di ritorno a casa.
Ecco: io possiedo lo spirito di Ulisse. Sono mossa dallo stesso amore per la conoscenza e da una certa refrattarietà alle catene. Pur essendo molto fedele (basti pensare che finora ho avuto un unico… telefono cellulare
, che – nonostante questo fatto susciti l’ilarità e lo stupore di molti - funziona perfettamente da quasi 12 anni!
), non sopporto chi cerca di tenermi al guinzaglio e farmi il lavaggio del cervello. Eppure mi affeziono moltissimo a certe persone e a certi luoghi, anche se non sempre lo do a vedere.
Quest’anno, forse anche con la complicità di Facebook (ma non solo…), ho ritrovato diverse persone che non vedevo da tanti anni (alcune da una decina, altre da più di venti!!) e, con alcune di loro, è stato proprio un “nòstos”…
L’ultima emozione di questo tipo l’ho vissuta pochi giorni fa a Manarola, una delle Cinque Terre, le celebri località della Liguria. Dopo ben dieci anni sono stata con la mia famiglia in questo incantevole borgo di pescatori arroccato sul mare. Ho ritrovato varie persone, alcune ormai molto anziane, altre invece che avevo lasciato bambine e che ho ritrovato ormai “giovanotte”: una o due volte all’anno ero solita trascorre una giornata a Manarola, conosciuta quasi per caso, come sono *apparentemente* casuali le scoperte più belle della vita… Questo avveniva da quando avevo circa 7-8 anni a quando ne avevo 24-25. La gita alla Cinque Terre per tanto tempo era stato un appuntamento tradizionale da compiere una-due volte in luglio/agosto.
Poi, per dieci anni, niente. Senza un apparente motivo.
Improvvisamente, quest’anno, per una fausta serie di circostanze, sono tornata; e la giornata era straordinariamente splendida e luminosa: not all those who wander are lost…

PS: Per stemperare la serietà di questo articolo, ricordo che il mio soggiorno in Scozia avvenne nell’autunno 1999, da cui la ricetta che inventati là e che soprannominai Scottish Autumn, dedicandola ai miei coinquilini della mitica Kitchner House, la villetta in periferia di Edimburgo che ospitava me e altre decine di dottorandi internazionali: spaghetti ruvidi conditi con un sugo dai colori autunnali, ossia uova strapazzate insieme a passato di pomodoro, pomodoro a pezzi e frammenti di prosciutto cotto, ai quali aggiungere, a cottura avvenuta, una bella spruzzata di olio d’oliva.