IL PRESTIGIO

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente […]: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me.

Immanuel Kant

Ecco i riferimenti del mio ultimo saggio:

Maria Giaele Infantino (2008). Il prestigio. Capirlo e accrescerlo. Ed. Xenia, Milano.

La pagina di presentazione sul sito dell’editore è: http://www.xenia.it/sfoglia_catalogo/libro/Tascabili/IL_PRESTIGIO.htm

Come mi è venuta l’idea di scrivere un libro sul prestigio? Beh, vi racconto un aneddoto che nel testo mi sono dimenticata di inserire… Da piccola, quando andavo con la classe in gita scolastica, tornavo sempre a casa con una statuetta segnatempo, scovata in qualche negozio di cianfrusaglie. Ero letteralmente incantata dalla magia che, per il mio sguardo di bambina, si manifestava sulla superficie di quell’oggetto, che cambiava da rosa ad azzurro, passando per le sfumature intermedie. Poi ho imparato che si tratta di una reazione chimica: il cloruro di cobalto che riveste la statuina di alabastrite cambia colore in base all’umidità dell’atmosfera. Ma la fascinazione di quel fenomeno, per me (a quei tempi) “magico”, ha sicuramente avuto la sua influenza nella formazione del mio senso della meraviglia, del prestigio.

Quando noi oggi usiamo i termini prestigio e prestigioso non dobbiamo dimenticarci che il lessico attinge a un ambito metaforico, in cui il concetto di magia e quello di riprova sociale si mescolano. In questo senso, per me è stato determinante vedere The prestige, l’avvincente pellicola “faustiana” che Christopher Nolan ha diretto nel 2006 proprio con l’intento di far riflettere lo spettatore sul legame (spesso torbido e ambiguo) tra gioco di prestigio e prestigio sociale, incanto e superomismo, suggestione e manipolazione, attraverso una simbolica discesa agli Inferi che echeggia miti classici e conflitti interiori degni della più cupa tragedia greca (http://giaele.wordpress.com/2008/03/03/just-playing-a-part/).

Uno dei “fili rossi” del libro è il tema della cattedrale: da una storia che sfiora il Medioevo (http://giaele.wordpress.com/2007/12/02/la-passione-per-la-vita/), a un racconto di Raymond Carver (Cathedral), al film di Orson Welles F for Fake. Ecco le mirabili parole di Welles sullo sfondo della Cattedrale di Chartres (il video è in inglese; nel libro trovate traduzione e commento):

Per il resto, nel saggio si possono riconoscere, approfondendoli, alcuni spunti che mi hanno ispirata nella stesura di molte pagine di questo blog: il concetto di awe come ricerca dell’assoluto, suggeritomi dal film The fountain (http://giaele.wordpress.com/2008/07/07/la-fuente-de-la-vida/); la tentazione di trasformare le relazioni interpersonali in giochi di potere, come i Police ben definirono nel testo e nel ritmo sincopato di Wrapped around your finger (http://giaele.wordpress.com/2007/12/09/inni-alla-tenacia/); la metafisica della libertà (http://giaele.wordpress.com/2008/03/02/la-metafisica-della-liberta/).

 

NB: la copertina del libro NON l’ho scelta io, ma i responsabili del marketing del mio editore. Personalmente non mi piace, perché sento “tradito” lo spirito del mio libro… Spero che nessuno di voi si fermerà alla copertina, ma entrerà nel merito del testo, che capovolge completamente il messaggio subliminale comunicato dalla copertina.

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